L'indice che misura il gap di genere mostra, per il 2015, una riduzione molto flebile rispetto all'anno scorso. Buoni miglioramenti nei settori di salute e istruzione, ma non ancora nel lavoro e in politica soprattutto in Italia
LECCE - 145 paesi per misurare il gap di genere in diversi settori: si chiama Global Gender Gap ed è stilato dal 2006 dal World Economic Forum che per fare un'analisi approfondita ha scelto i settori in cui è più vitale il confronto fra i due generi, ovvero il lavoro, la rappresentanza politica, la salute e l'istruzione. Dallo studio condotto dal WEF il miglior posto in cui vivere è l'Islanda, seguito da tutti i paesi del Nord Europa quindi Norvegia, Finlandia, Svezia ed Irlanda. A sorpresa al 6° posto troviamo il Ruanda, entrato nell'elenco dei paesi in valutazione da appena due anni, il quale dimostra di possedere un Parlamento rosa al 60% ed un governo al femminile per il 48%. Gli altri paesi d'Europa, come il Regno Unito la Francia e la Germania si attestano dal 24° al 27° seguite al 28° posto dall'America.41° posto per l'Italia che migliora ma resta ancora indietro, soprattutto per quanto concerne il settore del lavoro. Per comprendere meglio qual è la situazione riscontrata dal WEF basti pensare che il Bel paese occupa, nel settore lavoro, la stessa posizione di paesi come il Messico, Cuba, il Bangladesh e l'Arabia Saudita. L'ampio gap di genere è sottolineato anche nella rappresentanza politica, infatti, se è vero che otto ministeri su 16 oggi sono retti da donne, è anche vero che l'Italia non ha mai avuto un Presidente della Repubblica o un premier donna.
Analizzando nel dettaglio le singole aree di riferimento dell'indagine possiamo affermare che il lavoro è certamente l'ambito in cui le differenze di trattamento fra uomo e donna restano più visibili: nonostante infatti, le donne risultino spesso più qualificate degli uomini, sono ad oggi una risorsa economica poco utilizzata. I paesi in cui le donne riescono a raggiungere posizioni manageriali grazie alle loro capacità sono in ordine Francia, Ghana, Albania e Guatemala. Se questa è la classifica dei paesi più egualitari sul mercato del lavoro, i peggiori sono indubbiamente Yemen, Siria, Pakistan e Iran. Rispetto all'Azione di Pechino, ratificata da 179 paesi del mondo, oggi il gap fra uomo e donna sul mercato del lavoro è migliorato solo del 3%: facendo pochi calcoli, una donna riuscirà ad avere uno stipendio pari a quello di un uomo che esegue il suo stesso lavoro solo nel 2133. Discorso simile può farsi per la salute, l'istruzione e la rappresentanza parlamentare.
Nell'area del benessere e della salute la parità fra uomo e donna è in linea di massima molto migliorata, ma la situazione non può dirsi generalizzata e diffusa: in Finlandia, così come in 40 altri paesi dei 145 presi in esame, una donna ha la medesima speranza di vita di un uomo, ma in Cina, Armenia e India, non può dirsi altrettanto visto che la qualità della vita per le donne è segnata dalla violenza e dalla malattia, ed in alcuni casi anche dalla malnutrizione.
Il settore della salute non si discosta di molto da quello dell'istruzione. Nel particolare sono l'Australia assieme ad altri 24 paesi, vede le donne eccellere negli studi ma a queste situazioni rispondono al negativo quelle presenti in Liberia e Mali in cui il numero delle studentesse è diminuito rispetto al passato. La rappresentazione politica mostra delle sorprese che riguardano una maggiore presenza di capi di Stato o di Governo femminili in America Latina rispetto all'Europa, anche se in quest'area del mondo resta comunque alta la violenza di genere.
Sandrino F.sco Ratta